Italia tra emigrazione ed immigrazione – Dibattito al Lab.Crash! 18/10/18

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Giovedì 18 ottobre ore 18 @ Laboratorio Crash! (via Corticella 229 angolo con via Don Fiammelli)

Dibattito

Il nuovo ciclo dell’emigrazione italiana: quali legami politici con l’immigrazione?

Introduce:
Social Log Bologna

Intervengono:
Dario Fontana – Sociologo del lavoro
Michele Colucci – Storico delle migrazioni
SI Cobas

A seguire aperitivo e cena

Tra gli effetti più nefasti della decennale crisi economica poco spesso ci si concentra sulla ripresa dell’emigrazione italiana all’estero. Eppure i dati empirici segnalano un fenomeno preoccupante: l’Istat registra un numero di partenze – nel solo 2016 – di circa 114mila soggetti, il numero più alto dal 1970. Gli ultimi studi sul fenomeno sono tuttavia concordi nell’evidenziare la sottostima delle statistiche italiane, se si guardano le statistiche ufficiali dei principali paesi di arrivo il dato è mediamente da triplicare (circa 340mila nel 2016). Non è un caso che nella classifica internazionale Ocse, l’Italia risulti addirittura l’ottavo paese al mondo per emigrazione.

Di fronte ad un dato così allarmante, il poco ed ipocrita dibattito partitico e di una certa accademia mainstream si è sempre concentrato sulla cosiddetta “fuga dei cervelli”, ma analizzando la composizione dell’emigrazione si nota immediatamente come solo il 30% sia identificabile con una popolazione mediamente o altamente scolarizzata, mentre il restante 70% è di chiara matrice proletaria. Emerge dunque una connotazione di classe grandemente sottaciuta, in quanto raffigura non un “contingente” difetto marginale del mercato del lavoro – addirittura a volte ipocritamente disegnato come frutto di un atteggiamento troppo “cosmopolita” – ma un fenomeno strutturale frutto dell’incapacità di allocare forza lavoro e della precarietà devastante che innerva tale condizione.

Il fenomeno dell’emigrazione è di fatto l’emblema dell’accresciuta disperazione dell’attuale condizione giovanile. I giovani (con un apporto non indifferente degli immigrati di “seconda generazione” o neo-cittadini) costituiscono la parte largamente maggioritaria di questo flusso, che purtroppo continua a mantenere una condizione permanente di precarietà (a volte sotto-qualificata) anche nei paesi di destinazione (principalmente europei). Dietro questo fenomeno si nasconde l’atavico problema della condizione del Mezzogiorno: seppur la regione con più alta emigrazione risulta la Lombardia, essa è definibile come una “emigrazione di rimbalzo” dalle regioni del Sud.

In altre parole questo dato ci parla di un’emigrazione interna dal Sud verso il Nord che non si è mai fermata neanche nei periodi pre-crisi e costituisce oggi la componente maggiore dell’emigrazione italiana, con i relativi effetti di impoverimento strutturale del Meridione. Questi e altri dati – presi principalmente dal libro di E. Pugliese “Quelli che se ne vanno” e dal numero 4/2017 della Rivista delle Politiche Sociali – costituiranno il nucleo centrale del dibattito.

In uno scenario politico in cui l’avversione all’immigrazione – in un crescendo razzista – è diventata volano di consenso governativo, non ci si può sottrarre da un dibattito analitico e politico fra i due elementi che definiscono il più generale fenomeno della migrazione. In un dibattito su emigrazione ed immigrazione è facile dar adito ad un ulteriore elemento di contrapposizione, bisogna quindi scoprirne il velo ideologico attraverso una lettura empirica del fenomeno.

Se si tiene conto dei soli sbarchi – principale arma della retorica razzista – il dato del 2016 è di 130mila individui, se si amplia lo sguardo e si tiene conto dei permessi di soggiorno si tratta di circa 227mila individui. Si vede come nel 2016 i dati sull’emigrazione siano simili a quelli dell’immigrazione, seppur questi ultimi sono sicuramente maggiori a cause di sottostime. Bisogna però sottolineare come il flusso di immigrati in Italia sia in calo dai periodi pre-crisi, dove nel 2007 si registrò il picco storico di circa 500mila individui, mentre quello dell’emigrazione è in aumento. Nel totale gli immigrati in Italia e gli emigrati italiani all’estero (seppur conteggiati in un più lungo periodo) ammontano parimenti a circa 5milioni di persone.

In estrema sintesi si può affermare che la migrazione assume una funzione centrale nei processi di valorizzazione del capitale nella competizione globale (ruolo dell’esercito di riserva: abbattimento del costo del lavoro, ricatto delle condizioni di lavoro, bassa qualificazione, stagnazione salariale, ecc ) e nella divisione internazionale del lavoro l’Italia, per rimanere competitiva, assume il ruolo di crocevia di migrazioni. In un ottica di funzione economica esiste quindi un “destino comune” che accomuna l’immigrato in Italia all’emigrante italiano all’estero (e al migrante del sud verso il nord Italia).

In questo contesto risulta imprescindibile l’avvio di un dibattito che leghi politicamente la condizione dell’emigrante a quello dell’immigrato. Un legame che deve ovviamente entrare in relazione con le diverse condizioni (produttive e riproduttive) dei soggetti che compongo la migrazione e su cui si fonda l’attuale scontro ideologico sempre più polarizzato. Una polarizzazione che deve anche portare a riflettere sulle attuali posizioni strategiche dei soggetti che pongono la lotta antirazzista radicale in un’ottica di superamento di sistema.

Nella sua parzialità, questa iniziativa di dibattito pone la necessità di dare un nuovo significato politico al termine migrazione usato in modo talvolta generico, invitando a ritornare a riflettere sulla sua duplice composizione non scindibile (emigrazione-immigrazione) a funzione della valorizzazione del capitale. Fondamentale è tornare a leggere la questione migrazione attraverso la categoria di classe, al fine di costruire elementi di ricomposizione delle soggettività e quindi dotarsi di strategie di lungo periodo che non siano solo morali, ma anche materialmente percepibili. “Non c’è antirazzismo senza anticapitalismo” era un vecchio slogan su cui forse bisogna ritornare a riflettere…

Giovedì 18 ottobre ore 18

Laboratorio Crash! (via Corticella 229)

Introduce:

Social Log Bologna

Intervengono:

Dario Fontana – Sociologo del lavoro

Michele Colucci – Storico delle migrazioni

SI Cobas

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